ALLA SCOPERTA DI...SOTTOFORMA PROJECT

Da pochi giorni ha preso il via alla Naba il corso di Project Culture in cattedra due menti brillanti, artistiche e piene di brio: il fotografo Paolo Belletti e l'artista Ariel De Boni.  In questa intervista si raccontano e ci raccontano di più sul progetto in collaborazione con Instax, fedele compagna alla quale non rinunciano mai!!

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Quando e come nasce "Sottoforma Project"?

Sotto//forma nasce due anni fa dopo un mio viaggio a New York. Mi ero portato casualmente la instax 200 che un vicino di casa mi aveva regalato prima di lasciare Milano per tornare a vivere in Corea.  Ho ricominciato così a scattare istantanee delle città in cui andavo: Parigi, Berlino, Seoul, Roma, Copenaghen, Venezia e così via.
Un giorno Ariel ha provato casualmente ad intervenire nelle mie istantanee creando poco a poco il progetto visivo che è diventato oggi dall’identità riconoscibile.
Ogni istantanea diventava per Ariel un mondo da amplificare e completare  un processo che inevitabilmente mette in forte relazione la fotografia con il disegno.
Abbiamo così cominciato a lavorare sul concetto di spazio  e al rapporto tra la realtà fotografica e il mondo ipotetico dei disegni.

La fotografia istantanea è parte integrante del vostro progetto, come nasce un vostro progetto?

I nostro progetti nascono dall’intersecarsi di idee differenti.  Io ho un background fortemente legato alla fotografia, alle immagini e alla ricerca visiva. Ariel invece è più legato al mondo del design ,e dell’architettura.
Per noi è naturale partire da elementi  di ricerca familiari per provare poi a svilupparli  riportando in vita  tutta una serie di processi ed elementi da cui siamo molto influenzati.  Una parte di Sotto//Forma è nata per esempio dopo due mesi di permanenza a Seoul. Volevamo trovare una relazione forte con il territorio che andasse al di la del semplice scatto fotografico. Dopo parecchie ricerche abbiamo trovato degli antichi registri di censimento della popolazione di Seoul di inizio novecento. Abbiamo così messo in relazione i luoghi descritti nelle pagine con le istantanee.

È frutto di tanto studio o di un colpo di fulmine che si tramuta in arte?

La ricerca è sicuramente un aspetto importante del nostro lavoro. Una base da cui poi si sviluppa la parte progettuale.
Sicuramente studiare ciò che ci circonda ci permette di avere una sensibilità  più raffinata.
Tutto quello che sviluppiamo scaturisce senza dubbio da un’ispirazione, da qualcosa di letto o visto.
In questo senso, Milano è stata per noi una grande fonte d’ispirazione. E ci ha permesso di sviluppare Sotto//Forma in una modalità sempre più articolata.  Il colpo di fulmine è invece lo step iniziale che ti permette di avere l’energia per cominciare.


Da pochissimi giorni ha preso il via il corso Project Culture presso la Naba di Milano, una assoluta novità, raccontateci di più...

Si, da marzo abbiamo cominciato  un corso alla Naba ed è un’esperienza davvero molto entusiasmante.
Con gli studenti stiamo lavorando in una modalità molto pratica cercando di insegnare ai ragazzi come muoversi in modo trasversale all’interno del concetto di reinterpretazione visiva dello spazio. In questo percorso ci sta dando un prezioso aiuto l’Architetto Eleonora Grassi che insegna insieme a noi.
Il percorso prevede una reinterpretazione del nostro progetto Sotto//Forma con una chiave di lettura più legata all’interior design.
I lavori da loro prodotti saranno poi selezionati ed i più interessanti saranno esposti  il prossimo anno in un grande progetto che stiamo preparando con la Fondazione Piaggio a Pontedera e l’aiuto di Museimpresa.
Siamo chiaramente  anche molto contenti di aver avuto il supporto tecnico di Fujiifilm Italia per sviluppare al meglio questo corso.


Qual'è stato il primo approccio dei ragazzi in aula alla fotografia istantanea?

I ragazzi di oggi sono naturalmente proiettati al mondo digitale.
Vivono la realtà attraverso i social e spesso hanno una sorta di frattura con il mondo reale.
La fotografia istantanea si colloca, credo, a metà tra il nuovo mondo digital e la realtà analogica a loro spesso sconosciuta. L’immediatezza esecutiva delle istantanee entra sicuramente nella loro modalità di interpretazione del mondo dove “tutto è subito” e di facile accesso. L’avere uno sviluppo istantaneo rende le Instax degli strumenti assolutamente contemporanei ed in linea con la velocità della società oggi. Gli studenti sono stati fin da subito molto contenti e motivati di poter utilizzare le Instax Wide per sviluppare un progetto che diventerà poi  tema di discussione agli esami a luglio.


Perché tra le fotocamere della gamma avete scelto Instax Wide? 

Le Instax Wide sono le fotocamere con cui abbiamo incominciato il progetto Sotto//forma due anni fa.
Hanno un formato di pellicole perfetto per il nostro il lavoro per cui ci siamo affezionati fin da subito.
Abbiamo provato anche gli altri modelli ma ci sembra che il formato della Instax Wide  inconsciamente trasmetta al fruitore tutta una serie di sensazioni primordiali legate alla storia dell’istantanea: chi pensa mentalmente ad un’istantanea la pensa esattamente così. Una sorta di pensiero archetipo

Quali sono le caratteristiche di Instax  che vi hanno portato a sceglierle come compagne di lavoro? 

La bellezza delle Instax è sicuramente come detto prima la velocità di sviluppo.
Molti clienti con cui abbiamo lavorato ultimamente ha chiesto di lavorare con le instax. Penso ad un’editoriale per un magazine,  a dei ritratti fatti recentemente ad un designer  o perfino una collezione di moda scattata in parte con le istantanee.  Sicuramente è un trend che sta andando molto in questi ultimi anni.

Quali sono i consigli per i fotografi istantanei in erba? 

Il consiglio è di portarsi la instax ovunque. Le foto migliori nascono dalle situazioni più improbabili .